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Cina | Shanghai | Le piogge delle prugne gialle



Il clima di Shanghai non e' famoso per essere clemente e piacevole. Ci sono buone stagioni, come la primavera e l'autunno, ma ci sono anche quelle durante le quali il cielo non da' pace. Una di queste e' la stagione piovosa.

Trovandosi nella regione del delta del fiume Azzurro (Yangtze), Shanghai subisce ogni anno la cosiddetta "stagione delle piogge della prugne gialle" (梅雨期 - méiyǔ qí, lett. periodo delle piogge delle prugne, o 黄梅季 - huángméi jì, lett. stagione delle prugne gialle). Il nome di questa stagione deriva dal calendario lunare e fa riferimento alle prugne che, mature e quindi gialle, cadono durante il quarto e quinto mese lunare proprio nella zona a sud del fiume Azzurro. Secondo la tradizione, e' l'umidita' rilasciata dalle piante che causa le piogge.

Il periodo dura da meta' maggio a inizio luglio ed e' caratterizzato da temperature che si aggirano intorno ai 28-30 gradi e un'umidita' intorno all'80-85%. Lo stesso fenomeno atmosferico colpisce Corea, Giappone e Taiwan.

La medicina tradizionale cinese ha ovviamente una risposta anche per i malesseri tipici di questa stagione, soprattutto dovuti all'umidita': riposino pomeridiano (ma non piu' di 30 minuti e non subito dopo pranzo, magari dopo una decina di minuti...), esercizi a bassa intensita' e una dieta equilibrata e leggera. Le bevande suggerite sono gli infusi a base di rosa, gelsomino e osmanthus. I cibi piu' adatti, sempre secondo la medicina tradizionle, sono le radici, l'orzo perlato, i pomodori, le alghe violacee e l'alga kombu. Oppure l'aria condizionata.

Cina | Gansu & Qinghai | Storia dell'Amdo tibetano

12 ottobre 2018 | | |
L'Amdo e' una delle tre regioni in cui era diviso il Tibet. Le altre due sono l'U-Tsang (che coincide in gran parte con la Regione Autonoma del Tibet) e il Kham (a cavallo tra Regione Autonoma Tibetana e Provincia del Sichuan; fa parte del Kham la zona di Deqin e Shangri-La in Yunnan).

L'Amdo corrisponde in gran parte alla Provincia del Qinghai e alla zona sud-occidentale della Provincia del Gansu. La popolazione e' in gran parte di origini tibetane anche se nelle citta' (essenzialmente Xining) la maggioranza della popolazione e' Han (etnia principale in Cina oggi). Nell'Amdo sono consistenti anche le enclave mongole, arrivate in queste zone ai tempi di Gengis Khan (XII sec.), anche se i caratteri fisici sono ormai difficili da distinguere dai tibetani.

I mongoli infatti conquistarono l'Amdo orientale nel 1240 e lo sottoposero al controllo della dinastia Yuan (mongola). Nei secoli successivi, il controllo del territorio passo' da piu' mani: i mongoli, i cinesi (i Ming, successori della dinastia Yuan) e il Dalai Lama. Con i Qing (mancesi), Xining e il resto del territorio furono inclusi in quella che ancora oggi e' la Provincia del Qinghai. Venne comunque lasciata ampia autonomia alle popolazioni locali e il potere veniva gestito tramite funzionari tibetani. L'esercito Qing continuo' la sua avanzata e conquisto' il controllo del resto del Tibet, prima sotto il controllo del Dalai Lama. Il controllo cinese subi' un duro colpo con la fine della dinastia Qing nel 1912. Il Dalai Lama riconquisto' parte del potere perso nei due secoli precedenti. Gli Hui musulmani (la popolazione locale di quello che oggi e' lo Xinjiang) controllavano alcune zone agricole nel nord-est della regione ma nel 1918 si ribellarono al controllo tibetano in nome della Cina repubblicana. L'esercito Hui, comandato dal Generale Ma, firmo' un'alleanza con il Kuomintang e nel 1949 completo' la riconquista dell'Amdo e del Kham.
Nel 1935 era nato in Amdo l'attuale Dalai Lama (il XIV). Si racconta che, nel 1949, il Generale Ma lo sequestro' per impedirgli di essere portato in Tibet. Chiese un riscatto di 300.000 USD e, una volta ottenuti, scorto' il bambino in Tibet. Pragmatico.
Nell'agosto del 1949 l'esercito del Generale Ma fu sconfitto definitivamente dall'Esercito di Liberazione Nazionale durante la sua lotta contro i nazionalisti. L'Amdo passo' sotto il controllo della Cina comunista e nel giro di poco venne riconquistato l'intero Tibet, con tutti i problemi che ne seguirono e seguono ancora oggi.

L'Amdo e' da sempre famoso per i suoi cavalli allo stato brado, insieme a yak selvatici e kiang (una sorta di piccolo cavallo tipico dell'altopiano tibetano). L'agricoltura e' l'attivita' piu' diffusa (yak domestico, dzo -un incrocio tra uno yak e una mucca-, capre, pecore e cavalli mongoli). In Amdo abitano 5,6 milioni di persone, quasi tutte in Qinghai, con una densita' di meno di 8 persone/km2.

Cina | Pechino | Breve storia pluri-millenaria

27 settembre 2018 | |


Se si esclude la preistoria pechinese, le prime storie-leggende legate a Pechino risalgono all’epoca del mitologico Imperatore giallo, fondatore di Youling, la cui tomba si dice addirittura essere in zona. Fu poi la volta del re Yao che fondo’ Youdu/Youzhou, circa 4000 anni fa.

I primi avvenimenti storicamente confermabili sono pero' quelli relativi alla dinastia Zhou (XI sec. a.C.). La prima citazione che fa riferimento a Pechino in quanto citta’ e’ del 1045 a.C., quando nella zona furono fondate due citta’ stato, Ji e Yan. Entrambe erano posizionate su una via commerciale molto importante che andava dalle pianure centrali alle steppe settentrionali, costeggiando cosi’ le montagne Taihang. Con il tempo, lo stato di Yan conquisto’ Ji e si estese oltre, diventando cosi’ uno dei piu’ importanti durante l’epoca degli stati guerrieri (473-221 a.C.). E’ di questo periodo il muro a protezione della citta’ piu’ antico, attualmente compreso nella contea di Changping e risalente al 283 a.C. Il nemico era quello di sempre: i nomadi delle steppe settentrionali.

Nel 226 a.C. lo stato di Qin conquisto’ Ji poi Yan e nel 221 a.C., terminata la conquista degli stati limitrofi, elevo' il proprio re a “Primo imperatore”. All’epoca, comunque, la citta’ aveva ancora un ruolo secondario alle capitali centrali e meridionali.

Nel 206 a.C. il testimone passa alla dinastia Han. Risalgono a questo periodo le prime tombe imperiali ritrovate dagli anni ’70 in poi nei dintorni di Pechino.

Con il passare del tempo, e delle dinastie, Pechino, conosciuta con il nome di Ji, era sempre piu’ definita ma comunque di importanza relativa. Le muraglie costruite fino al VI secolo d.C. avevano infatti l’obiettivo di proteggere non tanto la citta’, quanto l’intera zona dagli attacchi provenienti da Nord. La popolazione, colpita dal continuo stato di guerra, aveva raggiunto i 170.000 residenti per poi toccare quota 500.000 mila nel VII sec. E’ del 645 il tempio piu’ antico di Pechino, oggi chiamato Fayuan Temple, costruito durante la dinastia Tang per commemorare i morti durante le campagne di guerra coreane. Nel 730 i Tang separano il territorio di Ji e fondano una nuova Ji (oggi Tianjin) e Youzhou (oggi Pechino).

La dinastia Tang fu spezzettata in “cinque dinastie e dieci regni”, condizione che rese possibile la discesa su Pechino del popolo nomade conosciuto come Khitan e la fondazione della dinastia Liao. La citta’ pero’ rimaneva periferica a imperi che avevano il loro centro a Xi’an e Luoyang. I Liao rinominarono Youzhou come Nanjing, dando alla citta’ il ruolo di capitale secondaria. Sono di questo periodo Sanmiao Road, Niujiu Mosque e Tianning Temple.

Dopo la breve parentesi della dinastia Song, che rinominarono la citta’ Yanshan, i Jin presero il potere e imposero il nome Zhongdu (Capitale Centrale): per la prima volta Pechino era ufficialmente la citta’ piu’ importante. Un muro difensivo fu costruito ed e’ ancora visibile nel distretto di Fengtai. Fu introdotta la carta moneta e la popolazione crebbe fino a 400.000 persone in citta’ e 1,6 milioni nei dintorni. Gli imperatori Jin sono seppelliti nel distrutto di Fengshan.

Nel 1214 c’e’ la prima discesa dei mongoli di Genghis Khan su Pechino, che viene occupata. In questo periodo il taoismo raggiunge il livello della corte imperiale e viene fondato il Tempio della Nuvola Bianca, ancora oggi sede nazionale dei taoisti.

Pechino passa a essere la capitale dell’impero mongolo con il nome di Dadu (Grande Capitale) o Khanbalik (Citta’ di Khan). Nel giro di qualche decennio, Dadu diviene la capitale del piu’ esteso impero della storia, sotto il regno di Kublai Khan, nipote di Genghis, della dinastia Yuan. La sua impostazione infatti era molto diversa da quella degli altri imperatori mongoli, fedeli al nomadismo del proprio popolo. Kublai Khan voleva essere a capo di un vero impero cosmopolita e a questo scopo ricostrui’ completamente la citta’ a partire dal 1267. Nel 1285 i lavori erano finiti e, con la sconfitta definitiva dei Song meridionali nel 1279, Pechino divenne nel 1285 la capitale dell’intera Cina. Il centro di Dadu era la Torre del Tamburo. Sono di questo periodo i laghi che si trovano tutt’ora nel centro della citta’. Per alimentare i laghi e per garantire l’approvvigionamento di acqua dolce, fu costruito un sistema idrico che andava dalle Yuquan Mountain nel nordest, al Kunming Lake dell’attuale Palazzo d’Estate, al centro citta’. L’apporto di cibo era invece garantito dal Canale Imperiale che da Hangzhou portava grano alla capitale, costruito gia’ nel V secolo ma esteso e modernizzato in questo periodo. Nel 1327 Pechino contava 952.000 abitanti, la regione superava invece i 2 milioni.

E’ in questi anni che la citta’ prende forma:le strade, sistemate a scacchiera, erano di due tipi, viali di 25 m di larghezza o hutong, di 6-7 m. Gli hutong di Dongsi risalgono in questo periodo. Fu costruito anche un sistema fognario che portava l’acqua piovana e i rifiuti verso il sud della citta’. Durante il regno degli Yuan, Pechino raggiunse livelli all'avanguardia per l’epoca, cosi’ come ci e’ stato riportato da viaggiatori come Marco Polo, primo occidentale alla corte dell'imperatore cinese. Le architetture erano rappresentative di tutta l’Asia, dall'osservatorio e l’accademia islamica, alla stupa nepalese, al tempio confuciano e l’accademia imperiale. La dinastia Yuan implose pero’ su se stessa a causa di una guerra di successione scoppiata nel 1328, conosciuta come Guerra delle due capitali, grazie alla quale i Ming di Nanchino ebbero la meglio.

Con i Ming la citta’ cambia il nome prima in Beiping (Pace Settentrionale) poi, sotto l’imperatore Yongle, in Beijing (Capitale Settentrionale). Grazie al nuovo status, la citta’ viene nuovamente ridisegnata e ristrutturata. La Citta’ Proibita e il Tempio del Cielo risalgono a questo periodo. Nel 1421 la sede centrale del potere viene ufficialmente trasferita da Nanjing a Beijing, facendone cosi’ la capitale assoluta. Poiche' l’interesse principale dei Ming era la tutela della frontiera settentrionale, viene realizzata un'ulteriore estensione della Grande Muraglia, cosi' come la conosciamo oggi. Vennero realizzate anche mura urbane per la protezione della citta’. Pochi tratti di queste mura sono ancora visibili presso il Ming City Wall Relics Park. Durante la dinastia Ming anche Matteo Ricci fa il suo arrivo a Pechino e diventa consigliere dell’imperatore Wanli e diventa cosi' il primo occidentale a entrare nella Citta’ Proibita. In questo periodo Pechino e’ la citta’ piu’ popolosa al mondo con quasi 1 milione di abitanti in citta’ e piu’ di 2 milioni nelle vicinanze.

Nel 1644 e’ la volta dei Qing (mancesi), che pero'  non intervennero piu’ di tanto sulla forma della citta’. Sono di questa epoca il Vecchio Palazzo d’Estate e il Palazzo d’Estate. Nel 1728, il dialetto di Pechino viene elevato a lingua ufficiale di tutta la Cina (quindi dell’amministrazione), elemento che verra’ riconfermato nei secoli. E’ di questo periodo (meta’ ‘800) anche l’arte dell’opera pechinese, il risultato della fusione dell’opera dell’Anhui e del Hubei. I Qing favorirono anche la nascita di attivita’ commerciali particolarmente longeve, come la farmacia Tongrentang (1669), il ristorante musulmano Baikui Laohao (1780) e il ristorante di anatra alla pechinese Quanjude (1864). Sotto i Qing viene anche inaugurata la Peking University (1898).

Nel 1860 inizia il declino dei Qing. I primi a imporsi furono le truppe anglo-francesi che entrarono a Pechino durante la Seconda guerra dell’oppio e si accanirono sul Palazzo d’Estate e sul Vecchio Palazzo d’Estate. Con la fine della guerra, la Cina fu costretta ad accettare rappresentanze diplomatiche e vantaggi commerciali per le potenze occidentali, che si sistemarono nel quartiere delle Legazioni a est della Citta’ Proibita.

Alla fine dell’800 fa l’ingresso in Cina anche la ferrovia. Nonostante la titubanza iniziale, all'imperatrice Cixi venne costruita una linea ferroviaria di 2 km che andava dalla residenza di Zhongnanhai alle sale da pranzo di Beihai. L’imperatrice pero’ era contraria al rumore del motore a vapore del treno, che avrebbe disturbato il fengshui del luogo, obbligando quindi gli eunuchi a trascinarlo. Grazie a questo primo esperimento, la prima linea ferroviaria Tianjin-Lugouqiao fu costruita tra il 1895 e il 1897 con capitali inglesi. Gia’ nel 1905 iniziarono i lavori per altre linee, questa volta a capitale cinese.

Nel 1900 c’e’ il secondo cedimento dell’impero dei Qing: a seguito dello scoppio della Rivolta dei Boxer, spalleggiata dall'imperatrice Cixi, le truppe occidentali risposero occupando Pechino e ottennero in cambio il Protocollo dei Boxer e la promessa di un indennita’ di guerra che diede il colpo finale alle finanze dei Qing. Furono aboliti gli esami imperiali (1905) e furono fatte delle concessioni ai paesi occidentali. Questi eventi portarono anche a novita’ positive: con l’indennita di guerra, gli americani fonderanno la Tsinghua University (1912) e alcune scuole femminili imposero l’abolizione della pratica di legare i piedi delle donne. Nacque in questi anni la prima universita’ di medicina, la prima biblioteca e la prima forza di polizia intesa in senso occidentale. Nel 1905 venne fondata quella che poi diventera’ la Bank of China.

Nel 1911 la dinastia Qing viene definitivamente sconfitta dalle forze repubblicane. Pechino rimase capitale fino al 1928 sotto il governo di Yuan Shikai, gia’ generale Qing. Nel 1928 la capitale fu spostata a Nanchino e Pechino torno' ad essere chiamata Beiping. La lotta per il controllo e il governo continuo' tra Yuan e Sun Yat Sen, arrivando addirittura a una restaurazione dell’impero sotto la guida dell’autoproclamato imperatore Yuan (1915-1916).

Durante gli anni ’20, la citta’ venne rimodellata per rispondere alle esigenze piu’ moderne: vennero installati sistemi di fornitura di acqua, migliorate le condizioni igieniche e regolati i rifornimenti di cibo. Vennero costruite linee di tram e aperti parchi per la popolazione (quasi tutti ex-giardini privati degli ufficiali imperiali). E’ in questo periodo che la Citta’ Proibita viene aperta al pubblico. Contemporaneamente pero’, non essendo piu’ capitale, Pechino perse i principali ingressi di denaro e molto del suo potere.

Nel 1937 pero’ i giapponesi uscirono vincitori dal c.d. incidente del ponte di Marco Polo, scoppio' cosi' la Seconda guerra sino-giapponese e le truppe nipponiche occuparono Beiping, ridenominata Beijing, facendone la capitale di uno stato fantoccio guidato dalla dinastia Qing restaurata, nella persona di Puyi. I giapponesi restarono fino al 1945, quando la citta’ fu ridata prima al governo congiunto di nazionalisti e comunisti (uniti contro l’invasore) e poi ai comunisti, vincitori della guerra civile nel 1949.

Pechino e’ stato anche il palcoscenico per i piu’ grandi avvenimenti del periodo rivoluzionario, a partire dal Grande Balzo in avanti (1958-1962) e la Rivoluzione Culturale (con le Guardie Rosse che imperversavano in tutta la citta’ e in tutta la Cina dal 1966-1968 e i periodi di rieducazione in campagna dal 1968-1969). Il periodo delle Guardie Rosse fu forse il piu’ buio per la citta’: centinaia di luoghi storici furono danneggiati o distrutti, quasi 2000 residenti furono uccisi e decine di migliaia di case saccheggiate.

La normalita’ torno’ negli anni ’70 e ’80, durante i quali sembro’ emergere un movimento democratico e liberale con l’appoggio di una parte del Partito. Tutto fu pero’ cancellato con la reazione alle proteste del giugno 1989 a Piazza Tiananmen, le ultime di una serie di episodi che avevano come centro proprio la piazza.

Pechino e’ oggi una citta’ che ha oggi circa 22 milioni di abitanti. E’ praticamente grande quanto il Lazio ma ha 5 volte la sua popolazione. Per fare posto a tutta questa gente, e alle attivita’ tipiche di una citta’ moderna, negli ultimi 70 anni sono stati apportati grandi cambiamenti alla struttura urbana, demolendo grandi aree e rimuovendo, tra le altre cose, gli archi (paifang) che segnavano l’inizio di molte strade. Pur non raggiungendo la densita’ di grattacieli di altre citta’ cinesi, anche Pechino ha i suoi quartieri piu’ moderni e residenziali. Le strette vie tradizionali, gli hutong, sono costantemente minacciate dal degrado strutturale e, di conseguenza, dalle demolizioni, ma qualcosa rimane e la speranza e’ una presa di coscienza generalizzata che serva a tutelare almeno quello che e’ rimasto.



Cina | Shandong | Il monte sacro di Taishan



Taishan, patrimonio UNESCO, e' uno dei Cinque Grandi Monti della Cina (五岳, Wuyue, lett. "cinque cime"): i cinque monti che furono oggetto di pellegrinaggi imperiali durante tutte le epoche. I monti rappresentavano i cinque punti cardinali (Nord, Sud, Ovest, Est e Centro) della geomanzia cinese, un sistema divinatorio di origine persiana e poi diffusosi in Cina, India e Europa:

NordHengshan (Shanxi) (2017 mslm)
SudHengshan (Hunan) (1290 mslm)
OvestHuashan (Shaanxi) (1997 mslm)
EstTaishan (Shandong) (1532 mslm)
CentroSongshan (Henan) (1495 mslm)

[Sud e Ovest non sono una ripetizione, si scrivono con due caratteri diversi ma si leggono con lo stesso tono...]

Ovviamente le cinque cime erano intrise anche di significati taoisti e buddhisti, come dimostrano le decine di templi che sono stati costruiti sulle loro pendici. Era tradizione che gli imperatori portassero omaggio alle cinque montagne sotto forma di pellegrinaggi, processioni e rituali sacrificali. Questo impegno fu formalizzato dal primo imperatore della Cina unificata Qin Shi Huang (259-210 a.C.) che lo fece iscrivere nei rituali previsti dal Confucianesimo. Da allora ogni nuova dinastia si affrettava a raggiungere i cinque punti cardinali, per un totale di 71 imperatori. Mica noccioline.

La Porta dell'Immortalita'

Taishan (泰山, lett. "montagna tranquilla") e' considerato il monte piu' importante perche' essendo a Est rappresenta la nascita e il rinnovamento. E' quindi scontato che sia stato scelto per la banconota da 5 RMB.



Taishan si trova in Shandong, provincia molto importante per la storia cinese: e' qui che nacque Confucio (v. post su Qufu). 

Qin Shi Huang da qui proclamo' l'unificazione della Cina nel 219 a.C. Poi dalla stessa vetta Confucio dichiaro' "La Terra e' piccola". Piu' di recente, Mao raggiunse la cima del monte e affermo' con molto orgoglio "L'Oriente e' rosso". Insomma, una montagna di tutto rispetto, tanto che garantisce a chi raggiunge la cima di vivere almeno 100 anni.

Per questo motivo, oltre che per la sua bellezza, Taishan e' meta turistica da ben prima che il turismo avesse questo nome: gia' in epoca Ming, quindi praticamente dal XV secolo, erano in molti a voler visitare questo sito di cosi' grande importanza, e nel XVII secolo erano pronti pacchetti turistici che comprendevano alloggio, vitto e portantini per affrontare la salita in tranquillita'.

Distanza: 9,5 km (dal Tempio Dai di Tai'an alla Porta Rossa)
Dislivello in ascesa: 1400 m
Dislivello in discesa: 34 m
Grado medio di inclinazione: 14,3% (con picchi del 67%...)



La cima del Taishan si guadagna seguendo la Via Centrale. Ci sono altre 3 vie che raggiungono la vetta ma quella Centrale e' quella che tradizionalmente veniva percorsa dagli imperatori (dubito che salissero a piedi). La salita inizia al Tempio Dai di Tai'an, la citta' che si trova ai piedi della montagna. Dopo di che si inizia a salire: 6600 gradini per un totale di poco meno di 10 km per 1400 m di dislivello portano alla vetta in circa 6 ore. Per i meno allenati c'e' la possibilita' di prendere un autobus e una funivia, ma in questo caso la garanzia dei 100 anni forse non vale. La cima e' occupata dal Tempio dell'Imperatore di Giada a cui si accede passando dal promettente Arco dell'Immortalita'. Gli altri templi sulla cima sono il Tempio della Nuvola Azzurra (il piu' bello) e il Tempio di Confucio.

La Porta meridionale del Cielo che segna la fine della salita piu' difficile

Tempio Dai a Tai'an, l'inizio del percorso tradizionale verso la cima
Tempio Dai a Tai'an

La Porta Rossa, l'inizio della salita
Il Tempio della Nuvola Azzurra
Il Tempio della Nuvola Azzurra

Cina | L'arte cinese del teatro delle ombre

13 gennaio 2018 | | |
Il teatro delle ombre (中国影戏) e' un'arte cinese molto antica, comune anche ad altre culture asiatiche. Si tratta di rappresentazioni teatrali che utilizzano marionette sagomate poste tra una sorgente di luce e uno schermo traslucido. Gli effetti speciali sono ottenuti giocando con la musica, la luce e i movimenti delle figure.

Come spesso accade, una leggenda cerca di spiegare la nascita di quest'arte. Si racconta infatti che, alla morte della concubina preferita dall'imperatore Wu degli Han (156-87 a.C.), il mago Shao Weng disse di poter riportare in vita il suo spirito. Allesti' quindi una sagoma di donna nascosta da una tenda e illuminata da torce. Nacque cosi' l'arte delle ombre.

Le origini di quest'arte non sono certe ma risalgono probabilmente al primo millennio a.C., probabilmente tra Cina e India. In Cina se ne fa specifica menzione in quanto arte durante la dinastia dei Song settentrionali (960-1127 d.C.), quando rappresentazioni a tema venivano regolarmente abbinate alle festivita'. Da allora venne perfezionata e diffusa verso Ovest: nel XIII sec. d.C. arrivo' in Medio Oriente, nel XVII sec. in Europa, con i viaggi in Oriente. Non a sorpresa, le prime rappresentazioni europee del teatro delle ombre si ebbero in Italia.

Le sagome erano inizialmente di carta ma poi si inizio' a produrne di pelle e di pergamena. Gli schermi su cui venivano proiettate le ombre erano invece inizialmente in carta di gelso. Si raccontavano molti generi di storie: scontri tra guerrieri, racconti ispirati dalla tradizione buddista, ma anche commedie.

Oggi questo tipo di rappresentazioni ripropongono solitamente favole e leggende popolari accompagnate da musiche tradizionali, come quella di Hua Mulan, l'eroina celebrata nella Ballata di Hua Mulan del VI sec., poi riproposta dalla Disney in forma di film di animazione.





Cina | Jiangsu | La terracotta di Yixing

11 dicembre 2017 | | |

Yixing e' una contea all'interno della prefettura di Wuxi in Jiangsu, a poco piu' di 2 ore di treno veloce da Shanghai. Ha una storia che va molto indietro nel tempo, alla sua fondazione nel 221 a.C. Oggi e' una citta' di "appena" 1,2 milioni di abitanti.

Yixing, e in particolare la zona di Dingshu, e' famoso nel mondo per la sua argilla. L'argilla di Dingshu serve a produrre, appunto, le terracotte di Yixing (sarebbe meglio chiamarle terracotte di Dingshu, comunque), e in particolare le teiere piu' pregiate di tutta la Cina. L'utilizzo di questo materiale risale alla dinastia Song (960-1279) e da allora chiunque si avvicini all'arte del te' cinese sentira' sempre parlare delle teiere di Yixing come il non-plus-ultra delle attrezzature da te' tradizionali.

L'argilla di Yixing e' principalmente composta da caolino, quarzo e mica con un alto contenuto di ossido di ferro. Si trova a grandi profondita' e la qualita' del prodotto finale dipende molto dalla purezza dell'argilla e dalla quantita' di acqua utilizzata. Le teiere piu' pregiate sono realizzate a mano con attrezzi di bambu', mentre quelle piu' economiche sono prodotte in serie con la tecnica colata a impasto umido. Sono cotte tra i 1100 e i 1200 gradi.

Le terracotte sono normalmente lasciate del colore naturale, rosso o marrone, e non sono smaltate. Questo tipo di terracotte sono conosciute con il nome di zisha, anche se il termine esatto dipende dal colore della terra:
- viola/rosso/marrone: zisha (il piu' comune, letteralmente "sabbia violacea");
- marrone rossastro con un alto contenuto di ferro: zhusha;
- rosso: hongni;
- beige/blu/verde/nero: duanni (zhuni + pietre e altri minerali).

Detto questo, perche' le teiere di Yixing sono cosi' famose? Perche' permettono al te' di dare il meglio di se'. Inoltre ne assorbono il sapore. Addirittura leggenda vuole che dopo decenni di utilizzo le teiere di Yixing producano il te' con la sola aggiunta di acqua calda...! Trattandosi di teiere di terracotta, sono adatte a preparare te' oolong, nero e pu'er.
Proprio per le qualita' assorbenti della terracotta, queste teiere non devono essere mai lavate e devono essere usate per un solo tipo di te'. Una teiera, un te'. Considerando che una teiera di Yixing puo' costare centinaia di Euro, la vera arte del te' diventa presto molto meno accessibile...!

Tradizionalmente, le teiere in terracotta erano piccole e compatte. Questo perche' erano usate soprattutto in viaggio. Dal 1700 invece si inizio' ad usare le teiere anche nelle abitazioni e da allora gli artigiani iniziarono a sbizzarrirsi con le forme, a volte arrivando anche al kitsch. Ovviamente in quanto teiere tradizionali, si tratta sempre e comunque di volumi limitati (max 180 ml).

La piu' famosa fornace che produce terracotte di Yixing e' Yixing Factory Number One. Fu fondata con il nome di Jiangsu Provincial Ceramics Factory nel 1918 e arrivo' a impiegare piu' di 600 persone. Le sorti della fornace furono pero' altalenanti: l'occupazione giapponese ridusse la manodopera disponibile (nel senso fisico del termine...), la rivoluzione del 1949 riavvio' la produzione (con il nome attuale) per poi convertirla, durante la Rivoluzione Culturale, in una fabbrica di pentole in coccio smaltate. La fornace riprese l'attivita' tradizionale alla fine degli anni '70.

Ad eccezione di pezzi prodotti durante il periodo piu' buio della storia cinese moderna, le terracotte riportano la firma di chi le ha prodotte e la manovalanza deve seguire un rigoroso percorso formativo che porta dal semplice tecnico al grande maestro artigiano. I pezzi piu' pregiati, firmati dal grande maestro artigiano, possono richiedere anche due anni di attesa. Uno dei pezzi piu' cari e' stato venduto per 2 milioni USD. I grandi maestri artigiani hanno negli ultimi anni aperto spazi espositivi nei quali e' possibile ammirare molti dei loro pezzi (ed eventualmente comprarli se avete con voi qualche decina di migliaia di RMB). Gli artisti di livello inferiore tengono le proprie creazioni in casa e per accedervi bisogna contattarli direttamente. E' in corso di realizzazione uno spazio turistico di grandi dimensioni che e' previsto ospitera' molti laboratori e negozi con pezzi piu' a misura di turista.

A Yixing/Dingshu sono un po' tutti artigiani (esiste un forno pubblico a cui si rivolgono per cuocere i pezzi prodotti in casa o nel proprio laboratorio, due luoghi che spesso coincidono). E' di solito ben visibile il certificato che attesta il livello dell'artigiano, se ne e' in possesso. I pezzi meno cari sono quelli realizzati da artisti di livello medio basso che hanno accesso ad argilla di purezza inferiore. Le teiere seguono generalmente forme tradizionali prestabilite a cui l'artista aggiunge decorazioni piu' o meno evidenti: decorazioni in argilla applicate all'esterno della terracotta, incisioni di paesaggi ed elementi naturali, caratteri cinesi che declamano poesie di solito dedicate al te'.

Yixing e' anche famosa per la produzione di te' nero chiamato Yihong. E' prodotto in minime quantita' e quindi si puo' solitamente comprare solo subito dopo la produzione. E' chiaro che bisogna prepararlo con una zisha...!






Un video sull'arte della terracotta di Yixing: https://www.shanghaieye.com.cn/the-tradition-behind-your-tea/

Cina | Gli alberi della Cina

6 dicembre 2017 | |
Tutti i paesi hanno il proprio albero.

La Cina non e' da meno. Essendo un paese molto vasto, anche gli habitat che lo caratterizzano sono molto vari e hanno permesso lo sviluppo di specie diverse tra loro. Spesso gli alberi in Cina hanno anche un uso medicinale o comunque gastronomico, che spesso qui ha la stessa origine.

Quello che segue vuole essere un elenco non esaustivo delle piante che piu' di altre "sanno" di Cina e di Estremo Oriente.

Camellia sinensis
La Camellia Sinensis, da cui si raccolgono le foglie per il te', e' la pianta cinese per eccellenza, lo dice anche il nome. In cinese invece si chiama semplicemente 茶树 (cháshù, albero del te'). E' originaria della provincia dello Yunnan ed e' stata selezionata nei secoli per migliorare la produzione e la qualita' della bevanda. Le foglie del te' si possono anche usare in cucina.
Dalla Camellia sinensis si ottiene anche l'olio di semi di te' (non il teatree oil, un olio essenziale estratto dalla Melaleuca) con un punto di fumo molto elevato (250°), usato nelle cucine cinese e giapponese. 
La Camellia Sinensis non produce fiori degni di nota, essendo stata selezionata per le foglie.





Osmanthus fragrans
I mesi di settembre e ottobre sono i piu' dolci in Cina orientale perche' l'aria e' letteralmente intrisa dal profumo dei fiori gialli dell'Osmanthus fragrans (桂花, guìhuā). E' una pianta sempreverde, di solito coltivata ad alberello. Durante il resto dell'anno resta perlopiu' in disparte, poi, dopo l'estate, si riempie di fiorellini. Prima che le piogge della seconda meta' di ottobre facciano disperdere i fiori, in molti li raccolgono per insaporire dolci e te'.


Bambu'

Il bambu' (竹子, zhúzi) e' la spina dorsale della Cina, e dell'Asia in generale. Senza bambu' si vivrebbe sicuramente peggio. E' una pianta perenne e ce ne sono di diversi tipi. Raggiungono anche i 40 m di altezza e i 30 cm di diametro. E' resistentissimo, flessibile, leggero e relativamente facile da coltivare. Queste caratteristiche fanno si' che venga usato nelle situazioni piu' varie, da sempre (anche Marco Polo ne parla nel Milione).
Viene utilizzato: nei ponteggi, per trasportare carichi sulle spalle, per costruire qualsiasi oggetto che deve galleggiare o che deve sostenere qualcosa di piu' o meno pesante. Sono di bambu' le solette per le scarpe (non fa sudare), i passeggini e i girelli per bambini, i pavimenti. Il bambu' si mangia (soprattutto i germogli), si beve (il succo di bambu' viene spremuto per strada usando un apposito estrattore), si fa fermentare per la produzione di alcolici. Con il bambu' si pesca. Con il bambu' vengono costruiti gli strumenti musicali tradizionali. Di bambu' sono le stuoie che si usano in estate sui materassi, sui divani, sulle sedie e sui passeggini, sulle poltrone e sui sedili delle auto, per permettere la circolazione dell'aria e sudare meno. Ovviamente il bambu' si intaglia e diventa un'opera d'arte tradizionale.
Senza considerare che l'animale cinese piu' amato, il panda gigante, e' ghiotto di bambu'. Nelle citta' il bambu' e' di solito coltivato nella sua forma piu' sottile in piccoli boschetti che, quando mossi dal vento, producono un suono particolarmente rilassante. Come se non bastasse, il bambu' e' simbolo di longevita'.


Ginko biloba


Il Ginko biloba viene dalla Cina, dove e' conosciuto con il nome di 白果 (báiguǒ, frutto bianco) oppure 銀杏 (yínxìng, albicocca argentata). E' una pianta preistorica: le sue origini risalgono a 250 milioni di anni fa. E' soprattutto conosciuto per le foglie a ventaglio che in autunno si tingono di un giallo brillante. Con questa pianta si e' rischiato parecchio perche' si penso' estinta per secoli. Fortunatamente i monaci della provincia orientale dello Zhejiang avevano continuato a coltivarla e adesso e' molto diffusa. Le foglie hanno un ampio uso medicinale mentre i semi sono edibili.




Gelso

Il gelso (黑桑, Hēisāng) fa parte del genere Morus ed e' originario dell'Asia. Ne esistono due varieta': alba (frutti bianchi) e nigra (frutti neri). Il suo uso principale e' nella produzione della seta essendo la sola fonte di nutrimento dei bachi da seta (meglio nella varieta' alba). I suoi frutti (quelli neri), da non confondere con le nostre more, sono dolciastri e, se riuscite a non macchiarvi, non sono male. In Sicilia sono usati per la granita, qui di solito si mangiano al naturale.




Canfora

Il Cinnamomum camphora (樟树, zhāngshù) e' un imponente albero con le foglie di un bel verde brillante. E' cosi' robusto che puo' vivere anche mille anni e raggiunge i 50 m di altezza. Si trova spesso lungo i viali e nei parchi cittadini perche' le fronde sono molto ampie e fanno tanta ombra. Da questo albero si ottiene, appunto, la canfora, usata soprattutto come anti-tarme.



Fior di loto

Il fior di loto asiatico (Nelumbo nucifera, 莲花, liánhuā) e' una pianta acquatica che popola praticamente tutti gli stagni e gli invasi dei giardini cinesi. Cresce fino a 1 metro sopra la superficie dell'acqua. I fiori hanno anche 20 cm di diametro, sono rosa e profumano di anice. Nel Buddhismo e' considerato l'essenza della vita umana. Il fiore di loto e' molto utilizzato nella cucina cinese: il rizoma si prepara in vari modi, fritto o farcito con riso glutinoso, mentre i semi del frutto sono consumati crudi o bolliti. I frutti vengono venduti solo durante la stagione estiva dai carretti lungo la strada.




Magnolia yulan

La Magnolia yulan (Magnolia denudata, 玉兰, yùlán, giada blu) e' originaria della Cina, in particolare del delta del fiume Yangtze, e ha foglie caduche (a differenza ad esempio della Magnolia grandiflora). Gli alberi sono relativamente piccoli ma hanno una grande chioma che in primavera si riempie di fiori bianchi al profumo di limone. E' simbolo di purezza e si trova di solito nei templi buddisti. E' il fiore di Shanghai e qui fiorisce all'inizio di Aprile, in tempo per il Qing Ming Festival.


Peonia mudan
La Peonia mudan (Paeonia suffruticosa) e' il fiore della Cina, di cui e' originaria, e si trova in moltissimi dipinti tradizionali almeno dal VIII sec. E' una pianta molto longeva e quindi, come il bambu', porta-fortuna (!). I fiori, che sbocciano alla tra fine aprile e inizio maggio, vanno dal bianco al rosa scuro passando per il crema e il giallino, ma esistono anche versioni piu' sgargianti. Ha ampio uso nella medicina tradizionale cinese, soprattutto a beneficio del sistema circolatorio e come antibatterico. L'uso medico e' testimoniato anche dal nome: in cinese il nome 牡丹 (mǔdān) fa riferimento alla medicina (丹 indica una pillola della tradizione cinese); nella versione occidentale, fa riferimento al mito greco di Paeon, uno studioso di medicina che curo' Zeus scatenando pero' le ire del suo mentore, il dio della medicina Asclepio. Zeus lo trasformo' quindi in peonia per proteggerlo e salvarlo.

Cina | La dottrina taoista

In taoismo e' innanzitutto una dottrina prima ancora che una religione. Si fonda sulle opere di Laozi e Zhuāngzǐ composte tra il IV e il III sec. a.C. (ma ritiene che i testi sarebbero antecedenti all'uomo e prodotti dal respiro originario). La religione in quanto tale e' stata istituzionalizzata nel I sec. d.C. quando ebbe la necessita' di distinguersi dal buddismo (arrivato in Cina nel 64 d.C.) e dal confucianesimo.
Il taoismo si fonda sul Dao, "la via", non possiede alcun insegnamento fondamentale o un credo o delle pratiche. E' una religione cosmica, che ha il suo centro nel posto e nella funzione dell'essere umano, delle creature e dei fenomeni. Ha tra i punti cardine il Qi (respiro cosmico), lo Yin e lo Yang e in cinque elementi naturali.

Come dottrina, e' seguita probabilmente da 20 milioni di persone, anche se i numeri sono variabili. I suoi seguaci sono soprattutto in Cina ma anche nel resto dell'Asia orientale e sud-orientale. L'Associazione di riferimento, con sede presso il Tempio della Nuvola Bianca di Pechino, e' stata creata nel 1956 e, dopo la parentesi della Rivoluzione Culturale, e' stata riaperta a partire dal 1980. Contestualmente, molti monasteri sono stati riattivati ed e' stata ammessa la nomina dei sacerdoti.

A differenza del confucianesimo, il taoismo non da' regole comportamentali ritenendo la spontaneita' la miglior guida. Contemporaneamente non vengono pero' tollerate la licenziosita', l'arroganza, la violenza e la sopraffazione. Si ritiene infatti che il meccanismo di regolazione si manifesti soltanto se non si e' violenti. Come i buddisti, i taoisti condannano i desideri e auspicano una condizione in cui "si desidera di non avere piu' desideri". Viene inoltre esaltata l'"azione senza azione": permettere il ritmo naturale delle cose, non deviare o forzare la spontaneità della natura, non imporre la propria volontà sopra l'organizzazione del mondo. In questi termini il taoismo influenza molto la vita quotidiana di molti asiatici.
Trattandosi di una pratica, era in origine seguita soprattutto dalle caste sacerdotali che, all'occorrenza, erano chiamate alla corte imperiale. In questi casi le reazioni erano molto soggettive: alcuni accettavano di divenire consiglieri dell'imperatore, altri non reagivano, altri contribuivano organizzando grandi cerimonie propiziatorie. Alcuni taoisti, tra cui i famosi "sette saggi del bosco di bambù" si ritirarono ad una vita ai margini, ubriachi. La tendenza era infatti all'anarchia naturale e questa propensione porto' spesso i sacerdoti taoisti a guidare le ribellioni popolari contro il potere (la piu' recente fu la rivolta dei Boxer).

Il taoismo incoraggia una dieta vegetariana e il digiuno ma prevede il sacrificio di animali (e l'offerta di frutta) in alcune occasioni specifiche. Alcune tradizioni cinesi tutt'oggi seguite sono di origine taoista: la festivita' del Qingming, bruciare copie di banconote in segno di offerta per gli antenati, scoppiare i petardi per le festivita' e le danze dei leoni e dei draghi. E' da considerarsi di influenza taoista anche la divinazione a mezzo dell'astrologia.

Cina | Shanghai | Le venditrici di mianguihua

27 giugno 2017 | | |

C'e' una scena che si ripete spesso a Shanghai, in strada: una signora anziana che vende fiori seduta in un angolo vicino a una vetrina o all'entrata della metropolitana. Vende fiorellini di mianguihua (缅桂花, nome scientifico: Magnolia × alba, un ibrido della Magnolia Champaca), profumatissimi, tipici della zona del delta del Fiume Azzurro.

I fiorellini sono di solito venduti a coppie, legati con un pezzetto di filo. Il loro profumo si sente da lontano e in molti si fermano ad acquistarne. Normalmente una donna vende nello stesso posto per anni, da maggio a ottobre, quando questi fiori sono disponibili al mercato. Li mette nel suo cestino di bambù con un fondo di ghiaccio per proteggerli dal calore e raggiunge il suo posto. Le clienti sono soprattutto ragazze e signore, ma anche nonne che acquistano i fiorellini per i loro nipoti. La regola, che pero' alcuni non rispettano, e' di non toccare i fiori. Se li tocchi, li compri, perche' poi i petali diventano gialli e nessuno li vuole. Il prezzo e' di solito intorno ai 3 RMB. Alcune signore preparano anche piccoli braccialetti o ciondoli. Un bocciolo fresco puo' durare fino a tre giorni se ben conservato.
E' una tradizione molto diffusa nella zona del delta: si ritiene sia nata negli anni '20, quando Shanghai era la perla dell'Oriente ma i profumi erano ancora costosi e difficilmente reperibili dalla popolazione.

Le venditrici sono solitamente donne in pensione che arrotondano cosi' il loro magro reddito mensile. Il loro lavoro non e' banale: si svegliano presto e raggiungono il loro posto per iniziare a vendere intorno alle 6:30 di mattina, vanno al mercato nel pomeriggio a prendere nuovi fiori, tornano al loro posto verso le 5 quando le persone escono dal lavoro e la sera preparano i fiori per il giorno dopo, annodando i boccioli perche' non secchino e preparando braccialetti e ciondoli. Impiegano circa 3 ore per preparare 40 coppie di fiori, da vendere il giorno successivo.

Cina | Oggi si festeggia il Qingming Festival

4 aprile 2017 |
Oggi si festeggia la festa del Qingming (清明节, Qingming Jie), una sorta di Commemorazione dei defunti. Cade il quinto giorno del quinto termine solare (il calendario lunare cinese ne prevede 24 e corrispondono a giorni in cui c'e' un evento astronomico rilevante, come un equinozio o un solstizio). Cade quindi sempre tra il 4 e il 5 aprile del calendario gregoriano.

L'origine della festa


Si racconta che Chong'er, Duca Wen di Jin (Stato cinese dove ora c'e' lo Shanxi meridionale), durante il Periodo delle Primavere e degli Autunni (771-476 a.C. circa), avesse per tanti anni onorato i servizi del suo fedele servitore Jie Zitui, con lui anche durante l'esilio. Riacquistata la sua posizione, pero', Chong'er si dimentico' di Jie e questi ando' a vivere con la madre nella foresta. Quando Chong'er ando' nella foresta (oggi chiamata Jiexiu, lett. "il riposo di Jie", vicino alla citta' di Jinzhong in Shanxi) a cercarlo e non lo trovo', ordino' di appiccare un incendio in modo da obbligare Jie a uscire. Invece lui e sua madre morirono e Chong'er ne era colpevole. Ordino' quindi che in memoria di Jie non si usasse il fuoco per tre giorni.

Da allora (in realta' dal 732 d.C. quando l'Imperatore Xuanzong decreto' ufficialmente la festa), i cinesi dedicano questi giorni agli antenati, visitando le tombe, pulendole e offrendo cibo sugli altari. E' tradizione che si mangino piatti freddi perche' il fuoco era stato bandito per tre giorni.

La festivita' e' celebrata anche a Hong Kong e Taiwan (dove pero' si festeggia sempre il 5 aprile, l'anniversario della morte di Chiang Kaishek) e nei paesi della diaspora cinese (Singapore, Malesia).


E' ambientato in questi giorni il dipinto "Lungo il fiume durante la Festa del Qingming" ( 清明上河图) di Zhang Zeduan (1085-1145). Il rotolo di carta (25x525cm), risalente alla dinastia Song, rappresenta la citta' di Kaifeng durante il XII secolo. E' un documento storico molto importante perche' mostra la vita quotidiana dell'epoca a tutti gli strati sociali, offrendo anche informazioni sulle mode e sugli stili architettonici di quel periodo. Per la sua importanza, e' conosciuto anche come la Monnalisa cinese. L'originale e' esposto al Palace Museum di Pechino. Una versione digitalizzata e animata del dipinto e' stata realizzata per l'Expo 2010 di Shanghai.

La data del Qingming e' importante anche nella produzione del te': quello prodotto con foglie raccolte prima della festa e' considerato piu' aromatico e migliore (e quindi piu' caro) perche' le foglie hanno trattenuto le proprieta' maturate durante l'inverno e quindi sono di qualita' superiore. E' una sorta di first flush e si riconosce dal prefisso 清明前 (Qingming qian, lett. "pre-Qingming").

I qingtuan


In occasione del Qingming si mangano i qingtuan, dei grossi gnocchi verdi di riso glutinoso e erba artemisia o orzo murino (ingredienti disponibili solo in questo periodo dell'anno). Sono ripieni di pasta di fagioli rossi o di fagioli neri. Sono particolarmente difficili da produrre e quindi raramente preparati in casa.

Cina | Come funziona la Festa delle Lanterne e la ricetta delle tangyuan

11 febbraio 2017 | |
Oggi si festeggia la festa delle lanterne (yuanxiao jie); cade il 15imo giorno del calendario lunare (ovvero la prima luna piena) e chiude ufficialmente le celebrazioni del nuovo anno. Come suggerisce il nome, tradizionalmente i bambini si recavano al tempio con le lanterne di carta e il gioco stava nel risolvere degli indovinelli. Inutile dire che le lanterne di solito sono rosse, cosi' portano anche fortuna.
Per l'occasione si preparano palline dolci di farina di riso glutinoso ripieni di sesamo, chiamati tangyuan.

La ricetta delle tangyuan


30 gr sesamo nero
30 gr zucchero
50 gr burro (o strutto, come dice la ricetta originale)
230 gr farina di riso (glutinoso)
180 ml acqua tiepida

Tostare il sesamo a fuoco medio in una padella antiaderente fino a quando non inizia a sentirsi l'aroma. Lasciarlo raffreddare, quindi tritarlo finemente (per esempio con un mixer o un mortaio). Trasferirlo nuovamente nella padella, aggiungere lo zucchero e il burro e lasciare amalgamare a fuoco basso. Bisogna ottenere un impasto denso, morbido e omogeneo. Versarlo in un piatto e far rapprendere completamente per mezz'ora circa in frigorifero.

In una ciotola, versare la farina di riso e aggiungere l'acqua fino ad ottenere un impasto liscio e non più appiccicoso (bisogna riuscire a lavorarlo agevolmente con le mani senza che rimanga attaccato alle dita). Potrebbe essere necessaria più acqua o meno acqua, in base alla consistenza ottenuta.

Formare un lungo cilindro con la pasta e tagliare tanti pezzettini della stessa grandezza, tipo gnocchi. Ottenere piccole palline dell'impasto di sesamo. Appiattire ogni pezzettino di pasta di riso formando un disco con i bordi più fini rispetto al centro, mettere al centro la pallina di ripieno al sesamo e chiudere i lembi di pasta di riso in modo che ritorni ad essere una pallina.

Far bollire dell'acqua in una pentola, zuccherala a piacere e quando bolle immergere le perle di riso. Lasciarle cuocere fino a quando non salgono a galla (proprio come gli gnocchi). Servire immediatamente insieme all'acqua di cottura. Aromatizzare con fiorellini di osmantus se disponibili, oppure con le bacche di goji (in questo caso aggiungerle quando si bolle l'acqua).

La leggenda


Ci sono molte leggende che spiegano l'origine di questa festa. Una tra tante racconta di una gru coronata, la preferita dall'Imperatore di Giada, che un giorno scappo' e ando' sulla Terra. Alcuni contadini la uccisero: l'imperatore si arrabbio' molto e promise di bruciare il villaggio dei contadini il 15imo giorno dell'anno. La figlia dell'imperatore avviso' pero' i contadini e uno di loro suggeri' di accendere le lanterne e scoppiare petardi (che evidentemente gli erano rimasti dal capodanno...) per far sembrare il villaggio in fiamme e ingannare cosi' l'imperatore. Il 14imo, il 15imo e il 16imo giorno allora il villaggio mise in pratica i suggerimenti del saggio e riusci' a ingannare le truppe dell'imperatore che erano state mandate a bruciarlo. Da quel giorno, il 15imo giorno dell'anno si scoppiano i petardi (nelle citta' dove e' ancora consentito...!) e si mandano i bambini in giro con le lanterne.
Alcune localita' e alcune zone delle citta' piu' grandi sono addobbate a festa per l'occasione e l'atmosfera e' particolarmente suggestiva.