India | Rajasthan | Jaipur

1 settembre 2026 |

Jaipur, conosciuta come "la citta' rosa" per l'ampio uso di pietra arenaria rosa, e' la capitale del Rajasthan, l'India piu' classica che ci si possa immaginare, quella dei reportage piu' famigliari anche a chi in India non ci e' nemmeno mai andato. Chi va in India la prima volta difficilmente non passa dal Rajasthan e effettivamente e' un buon punto di partenza. Vicino da raggiungere essendo confinante con Delhi, piuttosto compatto e le localita' piu' meritevoli sono per qualche motivo tutte una in fila all'altra, basta accettare qualche ora di macchina, ma da queste parti il traffico non e' nemmeno cosi' intenso. Noi a Jaipur ci eravamo gia' stati, ma questa volta abbiamo avuto chi si e' impegnato a farci cenare nei due Taj, cosa che nel 2017 non ci era ancora concessa.

In generale Jaipur e' una citta' ad alta densita' di cose da fare e da vedere. Merita almeno un giorno intero, meglio due. Il periodo migliore per visitarla e' alla fine della stagione secca, verso Marzo-Aprile, quando le temperature non sono ancora troppo alte e l'inquinamento causato dal fuoco appiccato dai contadini non e' piu' nell'aria. Jaipur gode di un clima generalmente secco quindi nel caso anche la stagione estiva, quella dei monsoni, puo' essere un buon periodo, ma bisogna considerare che potrebbe fare caldo-umido e che qualche pioggia potrebbe essere di troppo per le strade non molto ben fatte del Rajasthan.

Per dormire, una buona opzione sono le residenze convertite in hotel, ma e' sempre bene scegliere quelle piu' quotate e/o di catene conosciute per essere sicuri degli standard. In alternativa nella zona dell'aeroporto ci sono buone catene internazionali che possono offrire una valida opzione.

I due veri palazzi da nababbi nella citta' sono i due Taj: il Jai Mahal e il Rambagh Palace. Entrambi sono ovviamente hotel a 5 e piu' stelle ma se siete fortunati potete provare almeno a cenare li'. Il primo dovrebbe essere piu' accessibile perche' meno "esclusivo"; il secondo, circondato da un parco abitato da coloratissimi pavoni, e' un'oasi dal caos della citta' e forse l'unico modo per accedervi anche solo per una foto e' provare ad andare al famoso Polo Bar. 

Tra le altre attrattive della citta', vale la pena menzionare, oltre all'Amber Fort, il Jal Mahal (Palazzo dell'Acqua) e il City Palace con il vicino Hawa Mahal (Palazzo dei Venti, che si trova su tutte le immagini di Jaipur e pure su qualche guida), il Galta Ji Temple, a est della citta'. Questo tempio e' particolare sia per la via di accesso (attraverso una riserva di leopardi, che pare che la notte escano effettivamente alla ricerca di qualche mucca) sia per la sua storia. Si tratta infatti di una sorgente di acqua ad alto contenuto di ossigeno, simile come composizione a quella del Gange (che, in barba a tutte le analisi chimiche che lo dichiarano praticamente radioattivo, pare abbia, o avrebbe, una concentrazione di ossigeno particolarmente alta, poco importa se i test scientifici non lo hanno confermato). Incuranti del fatto che il fiume-madre si trovi a circa 900 km di distanza, i locali ritengono che questa sorgente sia direttamente collegata al Gange, ergo ci hanno costruito un tempio e una scuola e ogni anno arrivano migliaia di pellegrini per le abluzioni di rito.

Merita di essere segnalato un produttore di tessuti e abbigliamento che ha la sua sede a Jaipur, Anhoki. Fondato nel 1970, il marchio ha a Jaipur un fornito negozio con annessa caffetteria, l'ideale per un pranzo in un ambiente confortevole. A Amer, dove c'e' il forte, il marchio ha anche un suo museo, dedicato alla stampa a blocchi, ospitato in un haveli ristrutturato (verificare online le aperture).

Italia | Piemonte | Le residenze sabaude

31 agosto 2026 |

I Savoia, quando erano ancora solo i regnanti del Ducato che prendeva il loro nome, regnavano da Torino. Il Ducato duro' dal 1416 al 1847 e la capitale fu in origine Chambery (fino al 1563) e poi, appunto, Torino, che rimase poi capitale del Regno di Sardegna. In quanto regnanti costruirono un buon numeri di edifici degni di nota, molti dei quali oggi aperti al pubblico o comunque utilizzati come spazi pubblici di grande valore storico e architettonico. Dal 2017 sono in gran parte Patrimonio dell'umanita'.

L'obiettivo era soprattutto dare a Torino la forma di una vera e propria capitale, sia per imponenza che per struttura. Infatti non fu solo un'opera di costruzione di residenze (in alcuni casi si trattava di ristrutturazioni di edifici esistenti) ma anche della costruzione di un sistema viario che permettesse di raggiungere la capitale dalle altre parti del ducato.

Benche' tra le residenze sabaude si possano annoverare anche i palazzi tutt'ora inseriti nella zona urbana di Torino, compresi il Palazzo Reale e Palazzo Madama, si tende a indicare con la terminologia "residenze sabaude" quelle al di fuori della citta'. Insomma, le destinazioni perfette per una gita domenicale.

Il modo migliore per conoscere cosa e' visitabile quando e quali mostre sono in corso e' andare sul sito ufficiale del consorzio delle residenze sabaude del Piemonte: https://residenzerealisabaude.com/

Quello in assoluto piu' conosciuto e meritevole di una visita e' la Reggia di Venaria Reale con il suo parco della Mandria (e annesso castello). La reggia ospita una mostra permanente degli alloggi, compresa la famosa Galleria Grande e il Bucintoro dei Savoia. Biglietti e informazioni sulle mostre in corso sono disponibili sul sito https://lavenaria.it/







Abbiamo poi la palazzina di caccia di Stupinigi. Anche questa residenza e' oggi uno spazio per mostre. I biglietti e informazioni sono disponibili al sito https://www.ordinemauriziano.it/.

Degno di nota il Castello di Pollenzo, a Bra, che ospita l'Universita' di scienze gastronomiche, universita' privata nata nel 2004 sulla spinta di Carlo Petrini e del movimento SlowFood. Insieme al Castello di Govone (sede del comune), si trova in provincia di Cuneo.

Castello di Moncallieri


Seguono il castello di Racconigi (visitabile), il castello di Rivoli (incompiuto, ospita un museo di arte contemporanea), il castello di Moncallieri (ospita principalmente una caserma e puo' essere visitato il weekend su prenotazione) e il castello di Aglie' (che ospita la direzione musei del Piemonte ed e' a volte visitabile).

Cina | Shanghai | A Nord del Suzhou Creek - Hongkou



La zona attualmente inclusa nel distretto di Hongkou era, al tempo delle Concessioni internazionali, la zona americana, per poi divenire, durante l’occupazione nipponica del 1937, la zona giapponese. A poca distanza dal Bund, il Japanese Quarter era diviso dalla zona inglese dal Suzhou Creek, un fiume minore che arriva a Shanghai dal Lago Tai di, appunto, Suzhou. Il fiume, attualmente non utilizzato per la navigazione (ma lo era negli anni ’30), era molto importante nel IV e V secolo e tale importanza ha lasciato una grande eredita’ a Shanghai: il prefisso che indica ancora oggi la citta’ (che si puo’ vedere sulle targhe delle automobili immatricolate a Shanghai) e’ infatti (Hù, lett. arpione), da沪渎 (Hù Dú, lett. fossato ad arpione), il nome con cui era conosciuto lo sbocco del Suzhou Creek all’epoca.

La zona del Suzhou Creek e’ stata per anni una delle meno ordinate di Shanghai, soprattutto per la presenza di molti magazzini collegati agli affari del porto. L’acqua era cosi’ inquinata per gli scarichi che era considerata la piu’ malsana di Shanghai. Negli anni 2000 e’ iniziato pero’ un progetto di riqualificazione della zona. Di particolare beneficio e’ stata la costruzione del Bund Tunnel e l’allontanamento del traffico, operazione che ha permesso lo smantellamento del ponte in muratura e il riposizionamento dello storico Waibaidu Bridge (Garden Bridge al tempo delle Concessioni). Oggi il Suzhou Creek e' completamente pedonalizzato ed e' possibile percorrere circa 20 km ininterrotti (per sponda) che dallo sbocco nello Huangpu arrivano in pratica all'aeroporto di Shanghai Hongqiao. Sulla sponta settentrionale del Suzhou Creek sorgono alcuni tra i piu’ importanti edifici storici di Shanghai, a partire dall’Astor House Hotel del 1846, il Consolato russo, il Broadway Mansions del 1930 e l’affascinante Embarkment Building del 1934.




Il Suzhou Creek e’ solo la porta di Hongkou. Il resto del distretto presenta alcune caratteristiche difficilmente reperibili altrove in citta’, che danno a questa zona un particolare valore storico.
Innanzitutto Hongkou ha ospitato per anni il cosiddetto ghetto ebraico che arrivo' ad ospitare fino a 20 mila esuli. A Shanghai, infatti, era stato autorizzato l’ingresso ai perseguitati anche senza documenti. I primi ebrei ad arrivare a Shanghai furono i Sefarditi e non erano rifugiati ma cittadini inglesi spesso gia' impegnati in affari in India. Sassoon era uno di questi. Poi arrivarono quelli dalla Russia, in questo caso divennero rifugiati in quanto nel 1921 gli venne tolta la cittadinanza russa. Si trasformarono in gran parte guardie del corpo e poliziotti. Le donne dovettero ripiegare in gran parte sulla prostituzione. Poi c’erano gli ebrei di Harbin che fuggivano all’occupazione giapponese della Manchuria del 1931. Infine un buon numero erano di origine tedesca e fuggivano ai nazisti. La comunita’ ebraica crebbe sensibilmente negli anni e porto’ anche alla costruzione della Sinagoga, tutt’ora aperta anche come museo. Il ghetto in senso stretto del termine fu creato nel 1937, con l’occupazione giapponese. L’esperienza si concluse nel 1949, con l’ascesa dei comunisti e la fuga di praticamente tutti gli ebrei a Hong Kong o in Israele.

Il resto del distretto di Hongkou e’ un misto di storia e palazzi piu’ moderni: la zona e’ infatti diventata in anni piu’ recenti un’area residenziale e commerciale che rappresenta un buon compromesso tra distanza dal centro e offerta di affitti relativamente meno cari, oggi valorizzati dalla zona pedonale del Suzhou Creek L’architettura prevalente e’ quella della Cina degli anni ’80-’90 con casermoni di dubbio gusto e palazzi alti ma non troppo. Ci sono pero’, soprattutto nella zona meridionale del distretto, alcuni interessanti esempi di edifici dell’epoca americana/inglese e dell’epoca giapponese.




Risalgono all’epoca della Concessione internazionale (1843-1937) gli edifici nei pressi dell’incrocio tra Zhapu Road e Tanggu Road: qui troviamo alcuni edifici residenziali ad angolo (Pearce Apartments e i Boone Apartments) e il Kunshan Park, finanziato dalla famiglia Sassoon nel 1897 e inizialmente riservato ai bambini occidentali che andavano a scuola nelle vicinanze.

Il Japanese Quarter aveva il suo fulcro in Sichuan North Road, tanto che negli anni '20 e '30, era paragonata a Nanjing Road per la quantita' di esercizi commerciali che erano nati. I giapponesi erano arrivati a Shanghai negli anni '60 dell'800 con l'apertura del Giappone, aumentarono poi di numero dopo la vittoria del prima guerra sino-giapponese del 1895, grazie alla quale il Giappone conquisto' Taiwan e soprattutto ottenne il diritto di produrre a Shanghai. Un'altra ondata di giapponesi arrivo' nel 1923 dopo il terremoto di Tokyo che distrusse la citta' e provoco' piu' di 100.000 morti. Il Japanese Quarter venne pero’ ufficializzato dopo il 1937, quando la citta’ fu occupata dall’esercito nipponico durante la seconda guerra sino-giapponese. In questo periodo molti edifici furono utilizzati come prigioni, centri di polizia e quartieri per l’esercito.

Astor House Hotel (1846)
Edificio in stile Neoclassico, negli anni ha cambiato piu' volte destinazione, gestione e nome (Richard's Hotel agli inizi poi Pujiang Hotel). Fu il primo hotel di Shanghai a usare stufe a carbone, lampade elettriche, rubinetti e a fornire servizi di telefono e chiamata taxi. Charlie Chaplin fu ospite dell'albergo. Quando apri' il Cathay Hotel (oggi Peace Hotel), gli americani consideravano questo hotel piu' meritevole e snobbavano Sassoon. Nel 1954 fu preso in gestione dal governo di Shanghai che lo trasformo' in un edificio di uffici per aziende statali. Nel 1959 fu rinominato Pujiang Hotel e aperto come guesthouse. Fu poi trasformato in un ostello economico e quindi riaperto come hotel a 3 stelle nel 2002. E' possibile entrare nella hall al piano terra.





Broadway Mansions (1930)
Progettato da Palmer&Turner e di proprieta' di Sassoon, l'edificio di 77 metri di altezza era pensato per ospitare un hotel e uffici. Era stato realizzato in stile Art Deco, come molti altri edifici dell'epoca a Shanghai (l'Art Deco era nata nel 1925 in Francia). Fu poi venduto a un prezzo irrisorio ai giapponesi durante l'occupazione e poi utilizzato dal KMT e poi dal governo della Municipalita' di Shanghai come guest house. Gli ascensori e un tavolo da biliardo sono quelli originali. Negli anni ha ospitato, nella suite piu' importante al 18imo piano, ospiti illustri come Zhou Enlai e Georges Pompidou. Si puo' entrare nella hall.

Embarkment Building (1934)
Quando apri' era il complesso residenziale piu' grande di Shanghai con piu' di 200 appartamenti di lusso (il palazzo era in origine 3 piani piu' basso). Il progetto era, tanto per cambiare, di Palmer&Turner e il capitale era di Sassoon.
Oggi ha appartamenti da un milione di dollari che si affacciano sul fiume e stanze affolate e maleodoranti sul retro, spesso affittate a lavoratori migranti.
Si puo' entrare nella lobby (400, Sichuan North Road): da notare il pavimento in mosaico.

Kunshan Huayuan Road
Via pedonale con edifici in mattoni a vista in stille Queen Anne, uno degli ultimi esempi di come Hongkou era tra il 1880 e il 1920.

1933 Laochangfang (1933)
Ex macello costruito dallo Shanghai Municipal Council. E' stato trasformato in uno spazio post-industriale dalla fortuna altalenante.




Doulun Road
Strada pedonale d'epoca.

Shanghai Jewish Refugees Museum e Sinagoga
Sinagoga e annesso museo sulla storia della comunita' ebrea di Shanghai.

Cina | Yunnan | Dali e Erhai Lake

5 luglio 2026 | |

Con il termine Dali si indica generalmente la citta' vecchia della moderna Dali, a circa 30 min dal centro citta' e dalla stazione principale. E' una destinazione turistica conosciutissima in Cina e rappresenta il miglior punto di appoggio per la zona. La citta' vecchia e' chiusa dentro alle mura, ancora esistenti e ornate da una serie di porte, ricostruite ma sicuramente d'effetto. All'interno delle mura l'architettura tradizionale Bai (l'etnia di maggioranza della zona) e' stata conquistata negli anni dal commercio spiccio per il turismo di massa cinese, destino condiviso con le altre old town dello Yunnan (Lijiang e in parte Shangri La). Detto questo, si tratta comunque di un buon punto di appoggio, ovviamente rifornito di tutti i servizi del caso e piacevole per qualche giorno.








Dali si trova a 2000 mslm e gode di un clima mite tutto l'anno (eviterei l'inverno che, benche' mite, non trova i servizi locali attrezzati per temperature non estive). Ne e' la dimostrazione la variegata agricoltura locale che va dal riso alla frutta, dal tabacco alle patate. L'attrazione principale e' il lago Er'hai (lett. mare a forma di orecchio) che nel 2018 ha visto l'inaugurazione di un impressionante progetto di pedonalizzazione lungo tutta la costa occidentale (46 km di lunghezza) e parzialmente lungo il resto della costa del lago. Il lago e' di fatto completamente circumnavigabile in bicicletta restando sempre su piste ciclabili. La riserva d'acqua e' protetta e quindi non e' navigabile. Tutto intorno al lago, soprattutto appunto sulla costa occidentale, sono nate strutture turistiche piu' o meno efficienti ma molto piacevoli per trascorrere una giornata sul lago. E' inoltre possibile affittare biciclette (da quelle a noleggio con il QR code alle MTB piu' serie) e motorini elettrici (max. 15 km/h) in qualsiasi punto del percorso e lasciarli in un altro a piacimento.










Direi che non si va sull'Er'hai per il paesaggio (ci sono panorami ben piu' meritevoli in Yunnan) ma l'ambiente nel suo complesso e' sicuramente molto piacevole, soprattutto in estate. Nei dintorni del lago si trovano alcuni villaggi nello stile di Dali, tra cui Xizhouzhen (se possibile, ancora piu' intasato di negozi per turisti che Dali...).

Come arrivare e dove alloggiare


Il modo migliore per arrivare a Dali e' in aereo. L'aeroporto locale e' ben fornito ma purtroppo spesso le tariffe aeree risultano troppo care e sproporzionate. In tal caso, e' possibile optare per un volo su Kunming e poi 2h30' di treno per Dali (considerare 4 ore di viaggio dal momento dell'atterraggio all'arrivo a destinazione).
Due giorni pieni a Dali sono sufficienti per apprezzare il luogo. Gli hotel sono di tutti i livelli: nella citta' vecchia ci sono ancora alcuni hotel realizzati all'interno di case tradizionali con cortile, molto caratteristici, oppure e' possibile alloggiare nei pressi del lago.

Cosa fare oltre Dali


Da Dali, il percorso piu' logico e' andare verso nord passando per Shaxizhen e raggiungere cosi' Lijiang, la Gola del Salto della Tigre e infine Shangri La. E' questo un viaggio completo che permette di scoprire il magnifico Yunnan settentrionale e le montagne della catena del Hengduan. Il periodo migliore e' da giugno a settembre.
Per chi vuole farlo in bicicletta, il percorso piu' sensato e' andare da nord verso sud, in particolare da Lijiang a Dali, per non dover affrontare salite troppo faticose. 

India | Karnataka | Hampi e Badami

4 luglio 2026 |
 
Hampi e' un centro di grande importanza storica dell'India meridionale e visitato sia per quello che rimane dell’antica citta sia per il Virupaksha Temple, ovviamente patrimonio UNESCO.

Cosa vedere

Citato con il nome di Kishkinda nel poema epico hindu Ramayana, Hampi e' conosciuto come il regno degli dei scimmia. Limitandosi alla storia dei mortali, invece, si sa che nel 1336 un principe Telugu scelse Hampi come capitale (con il nome di Vijayanagar) di quello che per i due secoli successivi sarebbe stato il piu' esteso regno hindu della storia dell'India. Basti pensare che nel 1500 la capitale ospitava almeno mezzo milione di abitanti e attirava mercanti di tutte le origini. Tutto fini' nel 1565 quando i sultani del Deccan (l'altopiano dell'India centrale) colpirono mortalmente la citta'. Quello che e' rimasto pero' sono vasti resti di strutture in pietra che rimandano ai fasti dell'epoca.





L’Hampi Bazaar e' il centro "sacro" e comprende il Virupaksha Temple e, soprattutto, il Vittala Temple. Quest'ultimo e' il complesso piu' emblematico di Hampi e al centro e' posto il tipico carro di pietra che si trova addirittura sulle banconote da 50 rupie. Il biglietto per questo complesso e' valido anche per entrare nella maggior parte degli altri. Il bazaar vero e proprio (a cui si accede poco prima del Virupaksha Temple, sulla destra), e' in fase di ricostruzione (demolizione?!) ma si trovano ancora piccoli ristoranti a misura di turista ed e' un punto strategico per trovare tuctuc.





A sud-est del complesso "sacro" si trova invece la seconda meta' di Hampi, il complesso "politico" dove viveva la classe dirigente. Per accedervi si puo' percorrere a piedi un percorso pedonale in discrete condizioni dal Achyutaraya Temple. In alternativa si puo' prendere un tuctuc. La zona a sud del centro "politico" e' il villaggio di Kamalapuram dove si trovano alcuni alloggi turistici di base.

Come arrivare e dove alloggiare

Hampi ha in teoria il suo aeroporto, Jindal Vijayanagar Airport (VDY), molto poco servito. Quindi quasi tutti optano per Hubballi Airport (HBX, noto anche come Hubli), a circa 3h30' di auto da Hampi.

Gli alloggi sono molto basici, ma per 1-2 notti sono piu' che sufficienti. Come menzionato sopra, le strutture relativamente migliori si trovano a Kamalapuram. In alternativa, se si cerca maggiore comfort (ma non necessariamente migliore qualita'), si deve optare per i cosiddetti "resort" che si trovano fuori dalla zona di interesse. Considerando che, nonostante quello che dicono le guide, un giorno intero a Hampi basta, la cosa migliore e' arrivare la sera prima, dormire a Kamalapuram, visitare Hampi il giorno dopo, dormire di nuovo a Kamalapuram e quindi ripartire. Alloggiare in localita' piu' distanti significa invece prevedere almeno due giorni di permanenza e spostamenti piu' lunghi.

Come arricchire il viaggio a Hampi

Hampi e' sicuramente una meta importante in un viaggio in India che vada oltre le zone piu' battute (Rajastan, Agra, Varanasi, Kerala). E' vero che e' molto isolata e quindi puo' sembrare uno spreco di tempo organizzare uno spostamento per un’unica destinazione. Puo' essere pero' una buona idea abbinare la visita con Badami, a circa 4 ore di macchina da Hampi.
Badami e' stata la capitale dell'impero Chalukya (VI sec.) e si possono ammirare grandiosi templi tagliati nella roccia rossa. Una parte molto interessante della visita e' avventurarsi nel piccolo villaggio alla base delle grotte, molto fotogenico. Da Badami si raggiunge l'aeroporto di Hubballi in 2h30'.