Cina | Zhejiang | La citta' sull'acqua di Wuzhen

21 marzo 2019 |
Wuzhen e' una cittadina in Zhejiang, la provincia che ha come capitale Hangzhou. Ha una popolazione di 60.000 persone ed e' molto conosciuta come destinazione turistica per i suoi canali. Per questo motivo e' uno dei tanti luoghi conosciuti all'estero come "Venezia d'Oriente", anche se con Venezia ha poco a che fare. E' Patrimonio dell'Umanita' dell'UNESCO (a volte penso sia piu' difficile trovare un posto che non lo sia). E' una citta' con una grande eredita' culturale in particolare per la sua importanza nel commercio (lungo i canali) di seta. Ci sono due aree turisticamente interessanti, la Dongzha a est e la Xizha a ovest.



La Xizha e' stato oggetto di un recente restauro (e ricostruzione) che l'hanno resa particolarmente piacevole e ordinata, anche se ha perso probabilmente molto del suo carattere originale. In ogni caso e' la destinazione ideale per un weekend fuori Shanghai. La sera e' particolarmente d'effetto.

La Dongzha e' piu' autentica ma proprio per questo piu' caotica. E' meno ramificata e quindi piu' affollata. Si puo' visitare in un paio d'ore.















Tanzania | Ndarakwai Ranch | G come Giraffa

25 febbraio 2019 | |
Dopo essere stati sul Kilimanjaro in molti vanno a fare un safari. Noi di tempo non ne avevamo e cosi' abbiamo scelto una soluzione piu' vicina e comoda: il Ndarakwai Ranch, a ovest del Kilimanjaro. Si tratta di una terra di oltre 44 km2 di proprieta' privata (ma rigorosamente non recintata) che e' stata riportata al suo stato originale dall'attuale proprietario, un inglese. Si trattava di un terreno che soprattutto negli anni '90 era stato duramente colpito dal taglio irresponsabile del legname, dal pascolo incontrollato e dal bracconaggio. Gli animali erano scappati e nulla faceva ben sperare in un futuro migliore. Fu quindi preso in gestione da Mr. Paul Jones e le azioni messe in atto negli anni hanno di fatto rinsaldato il terreno, migliorato le condizioni delle falde acquifere, impedito gran parte del pascolo incontrollato e rinforzato la sorveglianza. Il risultato e' stato il ritorno nella zona di molte specie animali, giraffe, zebre, gnu, eland, impala, elefanti, scimmie, cercopitechi, babbuini. Il ranch ospita al suo interno un albergo di una decina di stanze in forma di confortevoli tende e che organizza ogni giorni visite in 4x4 o a piedi nel ranch, a distanza ravvicinata degli animali simbolo dell'Africa (non c'e' il leone, chissa' dov'e').


Babbuino

Antilope impala



Zebre


Antilope impala


Zebre

Gnu

Antilope eland

Facocero

Cercopitechi

Antilope impala





Tanzania | La salita del Kilimanjaro | Lemosho Route | Giorno 8

22 febbraio 2019 | | | |

da Mweka Camp (3077 m) a Mweka Gate (1631 m)

Distanza: 8.6 km | Durata: 2h | Ascesa: 9 m | Discesa: 1456 m | Grado: -17%


Ultimo giorno. Sveglia prestissimo, alle 5, e partenza alle 6. Due ore di cammino per arrivare alla Mweka Gate, che segna l'uscita dal Parco Nazionale del Kilimanjaro e la fine ufficiale dell'avventura. 



La discesa e' piu' agevole di quella del giorno prima. I portantini ci sfrecciano accanto, il loro lavoro e' praticamente finito. Il percorso e' molto ombreggiato ed e' strano rivedere cosi' tanti alberi dopo giorni di deserto alpino. Nei cespugli piu' bassi si nasconde una specie di Impatiens che nasce solo da queste parti, l'Impatiens kilimanjarii, chiamato anche proboscide di elefante.

Un'ultima firma al registro presenze e siamo veramente in fondo. Buon viaggio.

Tanzania | La salita del Kilimanjaro | Lemosho Route | Giorno 7

22 febbraio 2019 | | | |

da Barafu Camp (4629 m) a Uhuru Peak (5895 m)

Distanza: 4.6 km | Durata: 6h20' | Ascesa: 1267 m | Discesa: 15 m | Grado: 27%


Ci siamo. Sveglia alle 23, qualche biscotto con un goccio di te' e si parte alle 24. Dopo tutto il cibo di questi giorni non che uno abbia molta fame alle 11 di sera. Alcuni gruppi sono gia' partiti per avvantaggiarsi, ma George conosce il nostro passo e dice che e' meglio aspettare le 00:00. Vogliamo arrivare in cima per l'alba. A mezzanotte si parte, noi due, George e Benson. Loro senza zaino e senza bacchette, sanno che presto dovranno portare i miei.

Il primo tratto e' roccioso poi inizia un ghiaione da coprire tutto a zig-zag, mentre l'altitudine aumenta. E' una lunga fila indiana illuminata dalle stelle e dalle torce frontali. Si va pianissimo, l'obiettivo e' ancora lontano e bisogna risparmiare il fiato, piu' si sale piu' l'ossigeno diventa rarefatto anche per i piu' acclimatati. La regola del bere tanto non vale, la cannuccia del sacco gela dopo poco e l'acqua nella borraccia e' decisamente troppo ghiacciata. Bisogna evitare le pause troppo lunghe perche' non diventino anche troppo fredde. Diventa difficile fare piu' cose insieme: camminare, bere, respirare. Il fiato e' cortissimo. In molti riducono al minimo la comunicazione verbale, tranne qualche gruppo, presumibilmente di locali, che ha fiato per cantare fino in cima. Fa molto freddo, soprattutto per l'effetto del vento e devo abbandonare le bacchette per poter mettere due paia di guanti e proteggere le mani.

Si avanza sempre piu' lentamente ma l'arrivo a Stella Point (5685 m) da' una benefica scossa di adrenalina anche ai piu' spossati. Ci siamo quasi, si inizia a percorrere il margine del cratere per arrivare a Uhuru. Il cielo si fa piu' chiaro e in pochi minuti si possono chiaramente vedere i profili del ghiacciaio a sinistra e del cratere a destra. Il paesaggio e' lunare e pacifico. Questo tratto di percorso e' meno ripido ma l'ossigeno e' ormai al 50% e bisogna risparmiare il fiato. Si continua sempre pole pole ma ormai l'obiettivo e' vicinissimo, a poco piu' di 1 km di distanza (che percorreremo in piu' di 40').


Ed ecco Uhuru Peak (5895 m), un cartello come gli altri ma questo ha un valore diverso, e' il punto piu' alto dell'Africa e l'obiettivo di tanti sforzi. Difficilmente nella nostra vita raggiungeremo un punto piu' alto, se escludiamo la comodita' dell'aereo. Qualche foto di rito e si riscende. Noi abbiamo anche avuto la fortuna di vedere due coreani (?) nudi che scattavano foto goliardiche, spero per beneficenza o per una scommessa ben retribuita.








da Uhuru Peak (5895 m) a Barafu Camp (4629 m)

Distanza: 4.7 km | Durata: 2h15' | Ascesa: 18 m | Discesa: 1268 m | Grado: -27%


La discesa e' decisamente piu' agevole. Superato il primo tratto contromano (sono ancora in molti a non aver raggiunto Uhuru), si prende velocita' sul ghiaione vulcanico e a mano a mano che si scende ci si toglie strati di vestiti. Il sole e' caldo gia' alle 7 del mattino e il percorso e' completamente esposto. Con la riduzione dell'altitudine anche la mente e' meno annebbiata e si inizia a realizzare che siamo effettivamente arrivati sul tetto dell'Africa, un'impresa che fino al giorno prima ci sembrava lontanissima. George e Benson continuano a portare i nostri zaini (le mie mani hanno ritrovato la loro funzionalita' e adesso le bacchette mi servono), e' il loro modo di complimentarsi con noi per il risultato. Loro con a Uhuru ci sono stati decine di volte e lo prendono di tacco.







Arriviamo al Barafu Camp per le 8:45. La truppa e' sveglia e gia' attiva. Due sedie e due succhi al mango (rigorosamente tanzano) ci aspettano al sole, mentre il cuoco prepara cibo per rifocillarci. Oggi gulash senza carne, che alle 9:30 di mattina ha il suo perche'. Tra chi torna c'e' un senso di leggerezza, non soltanto per effetto dell'altitudine.

Alle 10:30 si smonta la tenda e il campo e si riparte. Direzione Mweka Camp, 1500 m verticali piu' in basso.

da Barafu Camp (4629 m) a Mweka Camp (3077 m)

Distanza: 6.9 km | Durata: 4h | Ascesa: 15 m | Discesa: 1557 m | Grado: -22%


La discesa a Mweka Camp e' distruttiva per le ginocchia e per gli alluci, che sono ormai un tutt'uno con la punta degli scarponi. Non c'e' piu' bisogno di ingurgitare litri e litri d'acqua, anche se il sole e' sempre piu' forte e bisogna reidratarsi. A meta' percorso si fa una pausa a Millenium Camp, gia' circondato dalla foresta equatoriale dei primi due giorni.

Ancora qualche centinaio di gradini rocciosi e arriviamo a Mweka Camp, l'ultimo. Siamo svegli da almeno 14 ore, di cui 12 di cammino, e abbiamo percorso 1300 m in salita e 2800 m in discesa. Non credo ci ricapitera' mai piu'.


Poco dopo il nostro arrivo scende un acquazzone come non se ne erano fortunatamente ancora visti, ma noi siamo all'asciutto della nostra tenda. Il capo campo scuote regolarmente il telo esterno per evitare che l'acqua si accumuli e penetri, un vero professionista.

E' il momento dei saluti, domani mattina sara' tutto veloce e non ce ne sara' il tempo. La squadra al seguito ci saluta con canti e balli, come di consueto, e noi facciamo del nostro meglio per ringraziarli del loro lavoro. Molti di loro tra pochi giorni ripartiranno per le ultime ascese della stagione e poi si ritireranno a Moshi Town o in qualche villaggio dei dintorni per passare la stagione delle piogge coltivando cereali e magari offrendo qualche passaggio in motocicletta, in attesa della prossima stagione sul Kilimanjaro. Per quanto ci riguarda, senza di loro non saremmo mai arrivati in cima. Asante, grazie.

Tanzania | La salita del Kilimanjaro | Lemosho Route | Giorno 6

21 febbraio 2019 | | | |

da Karanga Camp (4042 m) a Barafu Camp (4629 m)

Distanza: 3.8 km | Durata: 4h | Ascesa: 649 m | Discesa: 63 m


Camminata breve per raggiungere il campo base in tempo per un pranzo anticipato. Il paesaggio e' ormai solamente deserto alpino. Pomeriggio di riposo perche' l'altitudine qui si fa sentire abbastanza, soprattutto quando si fanno movimenti bruschi. Kibo e' ormai a un tiro di schioppo e bisogna alzare la testa per vederlo.







Dopo pranzo si fa il punto della situazione con George, si riepiloga il contenuto dello zaino e come comportarsi durante l'ascesa. La regola e' una sola: pole pole (piano piano).

Qualche tuono a meta' pomeriggio ma niente acqua, al calare del sole invece si vede Moshi Town a valle. Cena alle 17:30. Alle 19 tutti a dormire, aspettando le 23.