Kaikoura si trova a poco piu' di tre ore da Christchurch, sulla costa esterna della Nuova Zelanda, per intenderci si affaccia sul niente assoluto, la linea di cambiamento di data se proprio vogliamo trovare qualcosa all'orizzonte. La localita' in se' e' interessante per la fauna marina che li' risiede, probabilmente in numero superiore ai suoi abitanti umani (meno di 3000 anime, di cui circa il 20% maori).
Le balene si possono vedere in una moltitudine di localita', diciamo che non sono l'incontro piu' frequente sulle coste ma se un paese di affaccia sull'oceano e' possibile che sia dotato di qualche villaggetto frequentato dai cetacei. Kaikoura e' il top dei top di queste localita'. In pratica, la probabilita' di vedere balene a Kaikoura e' in assoluto la piu' alta. Questo da solo giustifica il viaggio.
Il motivo di questo attaccamento delle balene a Kaikoura e' il canyon sottomarino che si trova proprio davanti alle sue coste. In pratica il fondale, che vicino alla costa e' profondo appena 30 m, degrada subito a 600 m per raggiungere i 2000 m a circa un kilometro dalla costa. Qui si collega con il Hikurangi Channel, una delle grandi "autostrade" oceaniche. Il Kaikoura Canyon, grazie alla sua conformazione, ospita nutrienti da 10 a 100 volte piu' concentrati che altrove.
Gli europei ci vivono da meta' ottocento, i Maori da circa due secoli prima. I maori pescavano e cacciavano uccelli piu' o meno dotati di ali tra cui il moa. Il moa era un uccello non volatore di origini preistoriche endemico della Nuova Zelanda e che resistette tranquillo per almeno 2.5 milioni di anni per poi estinguersi meno di un secolo dopo l'arrivo dell'uomo in NZ, quindi gia' a meta' '700, a causa della caccia. Utile sapere che il moa e' il principale candidato alla clonazione "alla Jurassic Park"; fortunatamente era vegetariano. Gli europei, originali come sempre, avviarono invece l'allevamento di pecore e la caccia alle balene, che ando' avanti fino al 1964. Dopo un paio di decenni economicamente duri, a meta' degli anni '80 il turismo prese piede nella zona, anche grazie al whalewatching. L'attivita' fu avviata da leader maori locali (ancora oggi proprietari) e oggi hanno piu' di 100.000 clienti all'anno.
Il 14 novembre 2016 la citta' fu scossa da un terremoto di magnitudine 7.8 che uccise due (!) persone e causo' danni importantissimi e che vennero completamente riparati solo 18 mesi dopo. Per capire la portata dall'evento, basta considerare che il fondale del canyon di cui sopra si alzo' di 300 m.
Per quanto riguarda la diversificata fauna locale, sono innanzitutto le otarie (otaria orsina della Nuova Zelanda) che dominano praticamente tutti gli scogli che si trovano sulla costa. Ce ne sono cosi' tante che si vedono anche solo passando in auto sulla strada costiera. Hanno dovuto anche installare cartelli stradali che avvisano di stare attendi all'attraversamento otarie. Ci sono i delfini (a Kaikoura si puo' nuotare con i delfini) e una serie di pesci (la pesca dell'aragosta, che tra l'altro da' il nome koura alla localita', e' il principale prodotto ittico locale).
Poi ci sono gli uccelli marini, tra cui i maestosi albatross, a cui dedichiamo un post separato.
Le balene di Kaikoura
Kaikoura e' frequentata da una varieta' di cetacei, dai delfini alla balenottera azzurra (che nonostante il suo nome e' la piu' grande la mondo, raggiungendo anche i 30m di lunghezza). Megattere e balenottere sono principalmente visibili in inverno (da giugno ad agosto) durante la loro migrazione annuale. Invece le orche e soprattutto i capodogli li' vivono e si possono incontrare tutto l'anno.
I tour di whalewatching sono gestiti da un'unica societa' (quella dei maori di cui si parlava sopra) e sono molto ben organizzati. Ogni tour dura circa 3 ore. Non ci sono momenti della giornata migliori di altri per vedere le balene. Durante il tour viene condivisa una grande quantita' di informazioni sui cetacei e sul loro ambiente naturale, molto interessante e semplice da seguire.
I capodogli sono i piu' grandi predatori al mondo (si', sono carnivori): vanno dagli 11 metri degli esemplari femmine ai 18 metri dei maschi. Si tuffano fino a oltre 2000 m di profondita' e sanno trattenere il fiato anche per 90 minuti. Tra un tuffo e un altro, salgono in superficie per circa 8 minuti per respirare. Ed e' in questo momento che bisogna trovarsi al posto giusto per fare le foto di rito: lo spruzzo, la schiena e soprattutto la coda (visibile solo quando la balena sta per rituffarsi capo fitto).
I capodogli hanno l' "olio nel capo", ovvero un serbatoio di sostanza oleosa dietro la fronte, che serve anche a emettere le vocalizzazioni sottomarine. Hanno anche una cassa toracica molto flessibile che si contrae per la pressione (e quindi l'ossigeno viene immagazzinato fuori dai polmoni, altrimenti non ci starebbe) e denti per "azzannare" le prede piu' grosse (ad esempio i calamari giganti) prima di ingoiarle (per il resto non masticano e non spezzettano, ingoiano e basta). Per la cronaca, gli inglesi non avevano capito niente e ancora oggi chiamano il capodoglio sperm whale, pensando che il liquido biancastro trovato nella fronte fosse il sistema riproduttivo del cetaceo. Chiaramente non era cosi' ma tant'e'.
Un'ultima curiosita': i capodogli producono (raramente) l'ambra grigia, un leggendario materiale utilizzato nella produzione dei profumi. Si tratta di un blocco di materiale grigiastro buttato fuori dal sistema digestivo dell'animale e normalmente puzza tantissimo (e' fatto da parti di pesci non digeribili), a meno che non venga fatta seccare al sole. Serve per fissare i profumi, ma trova impiego anche nella medicina tradizionale delle localita' costiere dove storicamente e' stata piu' frequentemente rinvenuta. Resta comunque un prodotto quanto mai esotico, raro e, proprio per questo, pagato bene.



